Chiara ColomboVIEW PROFILE →
L'ecosistema tech italiano sfiora i 140 miliardi di dollari: il venture capital cresce del 29% nel primo semestre 2026
Secondo l'analisi Dealroom diffusa da Wave by Vento, il comparto tecnologico italiano vale ormai 139,9 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al 2022. Nel primo semestre 2026 il venture capital è salito a 652 milioni di dollari, con l'intelligenza artificiale a trainare la crescita e l'IPO di
L'ecosistema tecnologico italiano ha raggiunto un valore complessivo di 139,9 miliardi di dollari, avvicinandosi alla soglia dei 140 miliardi. È quanto emerge da un'analisi di Dealroom diffusa il 5 agosto da Wave by Vento, secondo cui nel primo semestre del 2026 gli investimenti di venture capital sono saliti a 652 milioni di dollari, in crescita del 29 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che conferma come il comparto continui ad accelerare nonostante un contesto internazionale ancora selettivo per i capitali di rischio.
La fotografia scattata dal report racconta una traiettoria di crescita sostenuta. Dal 2022 il valore delle aziende tecnologiche italiane è più che raddoppiato, passando da 63 a quasi 140 miliardi di dollari in appena quattro anni. All'interno di questo perimetro, il valore complessivo degli unicorni nazionali, ovvero le aziende private valutate oltre il miliardo di dollari, ha toccato i 57,3 miliardi, a conferma di un tessuto imprenditoriale che ha imparato a costruire società di dimensioni sempre più rilevanti.
La spinta dell'intelligenza artificiale
Il motore principale di questa fase è l'intelligenza artificiale, che si conferma il segmento più dinamico dell'intero ecosistema. Nei primi sei mesi dell'anno le startup del settore hanno raccolto 204 milioni di dollari, mentre il valore complessivo dell'AI italiana ha raggiunto gli 8,2 miliardi di dollari, un dato quasi triplicato rispetto al 2022. La crescita si è tradotta anche in occupazione, con circa 25.000 posti di lavoro generati nel comparto.
Il peso crescente dell'AI non è soltanto una questione di capitali, ma anche di posizionamento strategico. In un mercato globale in cui l'intelligenza artificiale assorbe una quota sempre maggiore degli investimenti, la capacità delle startup italiane di attrarre round dedicati indica che il Paese sta cercando di ritagliarsi uno spazio in una delle tecnologie più contese del momento, evitando di restare ai margini di una corsa dominata da Stati Uniti e Asia.
I round che trainano il semestre

A sostenere i numeri del semestre è stata una serie di operazioni di rilievo. Tra i round più consistenti figurano WeRoad con 58 milioni di dollari, D-Orbit con 53 milioni di euro, Smartness con 47 milioni di euro e Lexroom con 42,9 milioni di euro. Si tratta di raccolte che spaziano tra ambiti molto diversi, dallo spazio ai viaggi fino ai servizi digitali avanzati, a testimonianza di un ecosistema che non punta su un unico settore ma diversifica le proprie scommesse.
L'elenco delle operazioni prosegue con Niulinx a 38 milioni di dollari, Subbyx con 30 milioni di euro, MDOTM con 27 milioni di dollari, Webidoo con 25 milioni di dollari e Dronus con 15 milioni di euro. La varietà dei protagonisti, tra piattaforme software, applicazioni finanziarie e tecnologie legate ai droni, disegna un quadro in cui la raccolta di capitali si distribuisce su una pluralità di realtà, e non si concentra soltanto in poche grandi eccezioni.
L'effetto Bending Spoons
Sul fronte delle uscite, il semestre è stato segnato da un evento destinato a lasciare il segno. A luglio 2026 Bending Spoons, il gruppo software italiano, è approdata in Borsa con una valutazione di circa 25 miliardi di dollari, collocandosi tra le maggiori IPO tecnologiche europee degli ultimi anni. Un'operazione di questa portata rappresenta un punto di riferimento per l'intero settore, perché mostra che una società nata in Italia può raggiungere la quotazione a livelli di valore fino a poco tempo fa impensabili.
Le grandi quotazioni non hanno un valore soltanto simbolico. Un'IPO di dimensioni rilevanti contribuisce a rendere più credibile l'intero ecosistema agli occhi degli investitori internazionali e può favorire il ricircolo di capitali e competenze verso nuove iniziative imprenditoriali. In questo senso l'exit di Bending Spoons viene letta come un segnale di maturità, capace di rafforzare la fiducia verso le società tecnologiche italiane in una fase di espansione.
Chi ha elaborato i dati
I dati provengono dall'analisi condotta da Dealroom e diffusa da Wave by Vento, la conferenza internazionale dedicata all'innovazione in programma a Torino dal 7 al 9 ottobre 2026. Dietro l'iniziativa c'è Vento, il venture builder guidato dall'amministratrice delegata Diyala D'Aveni, che ha commentato pubblicamente i risultati sottolineando la direzione presa dal comparto e il ruolo crescente delle nuove imprese tecnologiche del Paese.
«L'ecosistema italiano delle startup continua a muoversi nella direzione giusta», ha dichiarato D'Aveni, evidenziando come si stiano affermando fondatori sempre più ambiziosi, aziende capaci di raggiungere una scala significativa e un tessuto imprenditoriale in grado di generare valore duraturo in settori in continua espansione. Il messaggio delinea un ecosistema che non si limita più a sperimentare, ma punta a consolidarsi e a competere su scala internazionale.
Al di là delle singole cifre, il quadro complessivo racconta un Paese che in quattro anni ha più che raddoppiato il valore del proprio comparto tecnologico e che vede nel venture capital in crescita del 29 per cento un segnale di rinnovato slancio. La sfida, adesso, sarà trasformare questi numeri in una presenza stabile sui mercati globali, mantenendo il ritmo degli investimenti anche nei prossimi semestri e traducendo la crescita dell'AI in prodotti e imprese durature.
Il prossimo banco di prova sarà proprio l'appuntamento di Torino a ottobre, dove l'ecosistema si presenterà davanti a investitori e osservatori internazionali. I dati diffusi ad agosto fissano un punto di partenza ambizioso, ma la vera domanda resta se l'Italia riuscirà a consolidare la traiettoria di crescita degli ultimi anni e a trasformare la propria vivacità in un peso strutturale all'interno del panorama tecnologico europeo.





