Chiara ColomboVIEW PROFILE →
AI Act, dal 2 agosto 2026 scattano i nuovi obblighi di trasparenza: l'Italia è la prima in Europa con i decreti nazionali
Dal 2 agosto 2026 entrano in vigore gli obblighi di trasparenza dell'AI Act europeo, con sanzioni fino a 15 milioni di euro. L'Italia diventa il primo Paese dell'Unione ad approvare i decreti nazionali di attuazione, affidando la vigilanza ad AgID e ACN.
L'intelligenza artificiale entra in una fase completamente nuova in Italia e in tutta l'Unione Europea. Dopo mesi di attesa e di discussioni, il quadro normativo che regola queste tecnologie inizia a produrre effetti concreti sia per le aziende sia per i cittadini. La svolta arriva con l'applicazione progressiva del regolamento europeo, accompagnata in Italia da un passo che colloca il Paese in una posizione di avanguardia sul continente.
Gli obblighi di trasparenza dal 2 agosto
La data chiave da segnare sul calendario è il 2 agosto 2026. A partire da quel giorno entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act, la legge dell'Unione Europea che disciplina l'uso dell'intelligenza artificiale. Si tratta di un tassello fondamentale di un percorso normativo che si completerà nei prossimi anni, con scadenze diverse a seconda del tipo di sistema e del livello di rischio associato.
Il principio cardine di questa fase è chiaro. I fornitori di sistemi di intelligenza artificiale devono informare gli utenti ogni volta che questi interagiscono direttamente con una macchina e non con una persona. Inoltre, i contenuti generati o modificati artificialmente devono essere accompagnati da marcature leggibili dai dispositivi automatici, così da poter essere riconosciuti e distinti dai materiali prodotti dagli esseri umani.
Gli obblighi si estendono anche a chi gestisce questi strumenti nella pratica quotidiana. Gli operatori sono infatti tenuti a segnalare agli utenti quando questi vengono esposti a contenuti manipolati, i cosiddetti deepfake, oppure a materiali su questioni di interesse pubblico generati senza una revisione umana, così come nel caso di sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica delle persone.
Sanzioni severe per chi non rispetta le regole
Il rispetto delle nuove norme non è lasciato alla buona volontà. Sempre a partire dal 2 agosto 2026 scattano infatti le sanzioni per le violazioni che riguardano la documentazione, il diritto d'autore e la sintesi dei contenuti utilizzati per l'addestramento dei modelli di grandi dimensioni, come quelli alla base di assistenti conversazionali molto diffusi. Le regole toccano quindi il cuore stesso di questa industria.
L'entità delle sanzioni è pensata per essere davvero dissuasiva. L'importo massimo può arrivare fino al 3 per cento del fatturato globale dell'azienda oppure fino a 15 milioni di euro, a seconda di quale delle due cifre risulti più elevata. Una previsione importante riguarda i modelli open source, ovvero quelli a codice aperto, che in linea generale non sono interessati da questa specifica tipologia di obblighi e relative penalità.
Il legislatore europeo ha comunque previsto un periodo di adattamento per i sistemi già presenti sul mercato. Le tecnologie immesse in commercio prima di agosto avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per conformarsi agli obblighi di marcatura dei contenuti. Le scadenze proseguiranno poi negli anni successivi, con il 2 dicembre 2027 per i sistemi ad alto rischio autonomi e il 2 agosto 2028 per quelli incorporati in prodotti regolamentati.
L'Italia prima in Europa con i decreti nazionali

In questo scenario, l'Italia ha scelto di muoversi con decisione e anticipo rispetto agli altri partner europei. Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che disciplina a livello nazionale l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, dando attuazione al regolamento europeo e alla legge italiana numero 132 del 2025. Questo passaggio rende il nostro Paese il primo dell'Unione a dotarsi di una simile cornice normativa interna.
Sul piano della governance, il testo affida compiti precisi a due enti pubblici. L'Agenzia per l'Italia Digitale, nota come AgID, e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, indicata con la sigla ACN, diventano le autorità competenti che coordinano l'attuazione delle norme. Il decreto richiama con forza i principi di un utilizzo antropocentrico, trasparente e sicuro della tecnologia, ponendo sempre al centro la decisione finale della persona fisica.
Non mancano poi gli aspetti economici e sociali di questo intervento. Il provvedimento richiama un programma di investimenti da un miliardo di euro destinato a startup e piccole e medie imprese nei settori dell'intelligenza artificiale, della cybersicurezza e delle tecnologie emergenti. A questi si aggiungono cento milioni di euro riservati alla formazione degli insegnanti, mentre l'intelligenza artificiale entra stabilmente nei programmi scolastici.
Particolarmente rilevanti sono le tutele introdotte per i lavoratori. Le decisioni su assunzioni, modifiche o licenziamenti non potranno essere affidate in via esclusiva a un algoritmo, poiché la scelta finale deve restare sempre in capo a una persona. È stato inoltre introdotto il nuovo articolo 437 bis, che prevede pene per chi omette le misure di sicurezza necessarie sui sistemi ad alto rischio, creando un pericolo concreto per la vita e la sicurezza pubblica.
Anche il settore sanitario è chiamato a fare la sua parte in questo processo di trasformazione. Per i medici la formazione sull'intelligenza artificiale diventa obbligatoria attraverso i programmi di Educazione Continua in Medicina, che dovranno coprire gli aspetti legati alla responsabilità clinica, all'etica e alle implicazioni legali. In questo modo il decreto punta a garantire che l'adozione delle nuove tecnologie in ambito medico avvenga in modo consapevole e sicuro.





