Chiara ColomboVIEW PROFILE →
L'Italia entra nell'era quantistica: due computer a qubit operativi al CINECA
Con l'arrivo dei calcolatori quantistici Pasqal e IQM Radiance al centro di supercalcolo CINECA, l'Italia si candida a diventare un hub europeo per il quantum computing applicato.
Per anni il calcolo quantistico è rimasto confinato nei laboratori di ricerca e nelle promesse futuristiche delle grandi aziende tecnologiche. Oggi, però, l'Italia compie un passo concreto verso questa nuova frontiera dell'informatica, con l'entrata in funzione di macchine reali capaci di sfruttare le leggi della meccanica quantistica per elaborare informazioni in modo radicalmente diverso dai computer tradizionali.
Il cuore di questa svolta si trova a Bologna, presso CINECA, il principale centro di supercalcolo del Paese. Qui, nel corso del 2026, sono diventati operativi due calcolatori quantistici che segnano l'ingresso dell'Italia in un club ristretto di nazioni dotate di infrastrutture di questo tipo, integrate direttamente con i supercomputer classici già esistenti.
Due macchine, due tecnologie diverse
Il primo sistema è un computer quantistico a 140 qubit basato su atomi neutri, realizzato dall'azienda francese Pasqal. Consegnato e integrato presso CINECA in collaborazione con l'impresa comune europea EuroHPC e con il Ministero dell'Università e della Ricerca, è diventato operativo nella prima metà del 2026 ed è pensato per lavori ibridi che combinano calcolo classico ad alte prestazioni ed elaborazione quantistica.
Il secondo protagonista è l'IQM Radiance a 54 qubit, inaugurato presso CINECA nell'ambito delle attività del Centro nazionale di ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, noto con la sigla ICSC. Questa macchina rende possibili applicazioni avanzate nei campi dell'ottimizzazione, della simulazione di materiali e molecole e del machine learning di nuova generazione.
La differenza tra le due tecnologie non è un dettaglio da poco. Gli atomi neutri e i circuiti superconduttori rappresentano due approcci distinti alla costruzione dei qubit, ciascuno con vantaggi e sfide specifiche. Disporre di entrambi consente ai ricercatori italiani di sperimentare su piattaforme diverse e di capire quale strada sia più adatta ai diversi tipi di problema industriale e scientifico.
Un ecosistema di ricerca in costruzione

Dietro le singole macchine c'è una strategia nazionale più ampia. L'iniziativa EuroQCS-Italy vede CINECA nel ruolo di coordinatore e di ente ospitante, con un co-finanziamento del Ministero dell'Università e della Ricerca attraverso il centro ICSC. Si tratta di un tassello del più vasto disegno europeo per dotare il continente di un'infrastruttura quantistica distribuita e accessibile.
Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di player internazionali di primo piano come IonQ e D-Wave, integrati nella cosiddetta Q-Alliance. Questo ecosistema punta esplicitamente a fare dell'Italia un hub europeo per la ricerca quantistica applicata, ovvero orientata non solo alla teoria ma alla soluzione di problemi concreti per l'industria e la società.
Il mondo accademico è pienamente coinvolto in questo sforzo. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche e diversi atenei, tra cui il Politecnico di Milano, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l'Università dell'Insubria, partecipano ai programmi nazionali dedicati allo sviluppo di algoritmi, di componenti hardware e di applicazioni pensate per il tessuto produttivo del Paese.
A cosa serve davvero un computer quantistico
Comprendere l'utilità pratica di queste macchine aiuta a smontare sia gli entusiasmi eccessivi sia lo scetticismo. Un computer quantistico non sostituisce quelli tradizionali, ma li affianca su categorie di problemi in cui il calcolo classico fatica, come la simulazione di nuovi materiali, la progettazione di farmaci, l'ottimizzazione di reti logistiche complesse e alcuni ambiti dell'intelligenza artificiale.
L'approccio ibrido adottato a CINECA riflette proprio questa filosofia. Il supercomputer classico gestisce la maggior parte del lavoro, mentre il processore quantistico interviene sulle porzioni di calcolo in cui può offrire un vantaggio reale. È un modello pragmatico che permette di sfruttare fin da subito le potenzialità della tecnologia, senza attendere la maturità completa dei qubit.
Restano naturalmente le sfide. Il numero di qubit disponibili è ancora limitato rispetto a quanto servirebbe per rivoluzionare interi settori, e la gestione degli errori resta uno dei nodi tecnici più complessi. Ma il fatto che l'Italia disponga oggi di macchine reali, e non solo di progetti sulla carta, cambia radicalmente la posizione del Paese nella competizione tecnologica internazionale.
L'ingresso nell'era quantistica non produrrà risultati eclatanti dall'oggi al domani, ma pone basi solide per il futuro. Formare ricercatori, creare competenze e mettere a disposizione delle imprese strumenti di calcolo d'avanguardia sono investimenti che daranno frutti negli anni a venire, in un ambito destinato a diventare strategico quanto lo è oggi l'intelligenza artificiale.






