avalw news
Chiara ColomboChiara ColomboVIEW PROFILE →

La crisi del gigante dei chip: cosa sta succedendo davvero a STMicroelectronics tra crollo degli utili e ristrutturazione

tech2026-08-28 · 3 min read · 0 reads

Nel racconto dell'Italia che corre verso quantistico, spazio e IA, c'è un capitolo molto più problematico: i semiconduttori. Il colosso italo-francese STMicroelectronics vive una crisi profonda, con l'utile netto 2025 crollato da 1,56 miliardi a 180 milioni di dollari, un piano di ristrutturazione f

Nel racconto entusiasta dell'Italia che corre verso il calcolo quantistico, lo spazio e l'intelligenza artificiale, c'è un capitolo molto più problematico che riguarda le fondamenta stesse dell'elettronica moderna: i semiconduttori. Il colosso italo-francese STMicroelectronics, uno dei più grandi produttori di chip d'Europa, sta infatti attraversando una fase di crisi particolarmente profonda.

Un crollo degli utili impressionante

I numeri dell'ultimo bilancio raccontano bene la gravità del momento. Nel 2025 l'utile netto della società è crollato in modo drammatico, passando da 1,56 miliardi a soli 180 milioni di dollari, un vero e proprio tracollo che ha acceso più di un campanello d'allarme tra gli investitori e le organizzazioni sindacali.

Anche i ricavi hanno subito una battuta d'arresto significativa, scendendo da 13,27 a 11,8 miliardi di dollari nel giro di un solo anno. Per un'azienda di queste dimensioni, si tratta di una contrazione tutt'altro che trascurabile, che riflette difficoltà profonde e strutturali, e non semplicemente un momento passeggero.

Le cause: auto e industria in frenata

La crisi del gigante dei chip: cosa sta succedendo davvero a STMicroelectronics tra crollo degli utili e ristrutturazione

Ma da dove nasce esattamente questa crisi? Gran parte del rallentamento è dovuta alla contrazione di due settori chiave per STMicroelectronics: quello automobilistico e quello industriale. Questi due comparti rappresentano infatti pilastri fondamentali del business dell'azienda, e la loro evidente debolezza si è ripercossa direttamente sui conti.

Dopo anni di grande fame di chip, con carenze che avevano bloccato intere linee produttive in mezzo mondo, il mercato ha vissuto un brusco cambio di rotta. Il rallentamento della domanda, in particolare nel settore dei veicoli, ha lasciato molti produttori di semiconduttori con capacità in eccesso e magazzini decisamente troppo pieni.

Il piano di ristrutturazione

Di fronte a questo scenario complicato, la risposta dell'azienda è stata un ampio piano di ristrutturazione, annunciato per la prima volta nel mese di novembre. L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre i costi e di spostare gradualmente la produzione dagli impianti più vecchi verso strutture più moderne e tecnologicamente avanzate.

Nel concreto, il piano prevede una riduzione fino a circa 3.000 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il sei per cento della forza lavoro complessiva. Secondo quanto comunicato, le uscite avverrebbero in gran parte su base volontaria nell'arco di tre anni, con le misure concentrate soprattutto tra il 2026 e il 2027.

La strategia industriale punta a concentrare la produzione più avanzata su due poli principali: lo stabilimento di Crolles, in Francia, e quello di Agrate, in Italia. Un riposizionamento che, se da un lato guarda al futuro, dall'altro solleva forti preoccupazioni per i siti e i reparti considerati meno strategici dall'azienda.

I nodi italiani: Agrate e Catania

In Italia, in particolare, la situazione appare piuttosto delicata. Nella sede di Agrate Brianza si prevede la chiusura dei reparti a otto pollici entro il terzo trimestre del 2026, mentre entro la fine del 2027 è previsto lo smantellamento di alcune aree considerate strategiche, con diverse centinaia di lavoratori potenzialmente coinvolti.

Sul fronte politico, però, è arrivata una parziale rassicurazione importante. L'azienda ha promesso di non procedere con licenziamenti in Italia, come sottolineato dal ministro dell'Industria Adolfo Urso, che ha accolto positivamente la decisione di abbandonare l'ipotesi di esuberi forzati nello stabilimento di Agrate Brianza.

Ancora più emblematico è il caso di Catania, nel cuore della Sicilia. Qui il nuovo stabilimento dedicato ai chip in carburo di silicio, una tecnologia considerata cruciale per il futuro, rischia di non entrare pienamente in funzione a causa di un problema tanto banale quanto grave: la mancanza di un adeguato approvvigionamento idrico per la fabbrica.

Una sfida europea, non solo italiana

La vicenda di STMicroelectronics, in fondo, va ben oltre i semplici confini nazionali. Mentre Bruxelles spinge con forza per rafforzare la produzione di chip sul suolo europeo e ridurre la dipendenza da Asia e Stati Uniti, il caso dell'azienda dimostra quanto sia complicato tradurre queste grandi ambizioni in realtà concreta.

La partita, insomma, è appena cominciata e il suo esito è tutt'altro che scontato. Il futuro di STMicroelectronics dirà molto non solo sul destino di migliaia di lavoratori italiani, ma anche sulla reale capacità dell'Europa di restare protagonista in un settore strategico come quello dei semiconduttori, sempre più decisivo nell'economia globale.

Chiara Colombo
Stay updated
Chiara Colombo
Subscribe to get an email whenever Chiara Colombo publishes a new story. No spam, unsubscribe anytime.
Chiara Colombo
WRITTEN BY THE AUTHOR
Chiara Colombo
2026-08-28 · 3 min read · 0 reads
View profile →
VERIFY THIS STORY
ASK AI
MORE FROM Chiara Colombo
Report this articlesupport@avalw.com