Chiara ColomboVIEW PROFILE →
L'Italia dei robot umanoidi: da ergoCub a Gene.01, la corsa del Made in Italy
Mentre gli umanoidi escono dai laboratori, l'Italia si scopre protagonista: dalla ricerca dell'IIT alle startup industriali, ecco come nasce una robotica 'Made in Italy'.
Per anni i robot umanoidi sono sembrati appartenere più alla fantascienza che alla realtà industriale. Nel 2026, però, qualcosa è cambiato: gli umanoidi stanno uscendo dai laboratori per entrare in fabbriche, cantieri e ospedali. E, a sorpresa, l'Italia si ritrova tra i protagonisti di questa corsa, con un ecosistema che unisce ricerca d'eccellenza e nuove imprese industriali.
ergoCub, il robot che protegge i lavoratori
Il punto di partenza è l'Istituto Italiano di Tecnologia. Il suo nuovo umanoide ergoCub, alto 150 centimetri e con un peso di circa 55,7 chili, nasce dall'esperienza del celebre iCub: il nome unisce 'ergo', da ergonomia, e 'Cub'. Sviluppato con l'INAIL e dotato di intelligenza artificiale, è pensato per valutare, ridurre e prevenire il rischio fisico dei lavoratori in ambienti industriali e ospedalieri, lavorando in particolare sull'equilibrio.
Generative Bionics e la scommessa da 70 milioni
Dalla ricerca dell'IIT è nata anche Generative Bionics, che ha raccolto ben 70 milioni di euro per costruire umanoidi intelligenti 'Made in Italy'. Il suo prototipo Gene.01 è stato presentato al CES di gennaio 2026 e sviluppato in appena sei mesi, con una pelle sensoriale capace di percepire la presenza delle persone ancora prima del contatto. La società ha già avviato una collaborazione con Fincantieri per le saldature nei cantieri navali.
RoBee, l'umanoide che entra in fabbrica

Non è solo questione di ricerca. RoBee, umanoide cognitivo sviluppato dalla lombarda Oversonic Robotics, è considerato il primo umanoide certificato al mondo a lavorare all'interno di una fabbrica di semiconduttori. L'azienda fornirà robot personalizzati agli stabilimenti produttivi di STMicroelectronics, un passaggio che segna il salto dal prototipo alle vere linee di produzione.
Una filiera che punta ai miliardi
Dietro questi progetti c'è un mercato in forte espansione. Le previsioni stimano che il settore della robotica italiana possa raggiungere un valore compreso tra 1,65 e 1,95 miliardi di dollari entro il 2030. Un ecosistema che collega la ricerca di base, con piattaforme come iCub e R1, allo sviluppo industriale, con umanoidi destinati a logistica, ispezione e sanità.
La sfida, ora, è trasformare i prototipi in strumenti affidabili e sostenibili, capaci di affiancare davvero le persone senza sostituirle. Restano nodi importanti come la sicurezza, i costi e l'effettiva adozione sul campo. Ma l'Italia, unendo tradizione manifatturiera ed eccellenza scientifica, si candida a essere un attore credibile nella partita globale dei robot umanoidi.






