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Data center nello spazio: la corsa a portare in orbita il calcolo per l'intelligenza artificiale

tech2026-08-30 · 2 min read · 0 reads

La fame di calcolo e di energia dell'intelligenza artificiale sta spingendo i data center fuori dal pianeta. Da Starcloud al progetto Suncatcher di Google, ecco la corsa ai centri dati in orbita nel 2026.

Chi segue la tecnologia sa che l'intelligenza artificiale ha una fame quasi insaziabile di potenza di calcolo e, soprattutto, di energia. Ed è proprio questa fame che sta spingendo alcuni dei protagonisti del settore a guardare verso l'alto, molto in alto. L'idea di costruire data center non più sulla Terra, ma in orbita attorno ad essa, sta passando dalla fantascienza ai primi progetti concreti. Vale la pena osservarla con calma.

I primi nodi sono già in orbita

Non si tratta più solo di teoria. L'11 gennaio 2026 Axiom Space ha lanciato i primi due nodi di un data center orbitale, gettando le basi per il cloud e l'elaborazione nello spazio. La società Starcloud, sostenuta da Nvidia, aveva già inviato in orbita nel novembre 2025 una GPU Nvidia H100, cento volte più potente di qualsiasi cosa mai operata nello spazio. La missione successiva, prevista per ottobre 2026, porterà anche l'hardware della piattaforma Blackwell.

Il progetto Suncatcher di Google

Anche i grandi nomi si sono messi in gioco. Project Suncatcher è il progetto ambizioso di Google, che punta a lanciare data center orbitali alimentati a energia solare ed equipaggiati con i propri processori TPU. Il primo passo sarà l'invio di due satelliti prototipo entro l'inizio del 2027, per verificare se i chip resistano alle radiazioni solari. Nella visione dell'azienda, si arriverà a schiere di decine di satelliti che lavorano insieme come un unico grande calcolatore.

Perché proprio lassù

La domanda sorge spontanea: perché complicarsi la vita portando tutto in orbita? La risposta è l'energia. Nella giusta orbita un pannello solare può essere fino a otto volte più produttivo che sulla Terra e generare elettricità in modo quasi continuo, senza le interruzioni della notte e con meno bisogno di batterie. In un'epoca in cui l'energia è il vero collo di bottiglia dei data center terrestri, il sole dello spazio diventa una risorsa preziosa.

Una corsa affollata

Il campo si sta rapidamente popolando di concorrenti. Oltre a Starcloud e al Suncatcher di Google, si muovono anche SpaceX con la sua nuova generazione Starlink e l'iniziativa europea ASCEND. Le ambizioni sono enormi: Starcloud immagina un ipercluster orbitale da cinque gigawatt, alimentato da un pannello solare esteso su circa quattro chilometri quadrati. Numeri che, fino a poco tempo fa, sarebbero sembrati semplicemente irrealizzabili.

Il mio pensiero

Trovo questa corsa affascinante, ma cerco di restare con i piedi per terra, è il caso di dirlo. Le sfide sono enormi: le radiazioni, il raffreddamento nel vuoto, il costo dei lanci e l'impossibilità di riparare facilmente un guasto a centinaia di chilometri di quota. Difficile dire se e quando i data center spaziali diventeranno davvero convenienti. Ma il solo fatto che se ne discuta con serietà racconta quanto sia grande la sete di calcolo del nostro tempo.

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