avalw news
Chiara ColomboChiara ColomboVIEW PROFILE →

Il sole artificiale di Frascati: come l'Italia corre verso la fusione nucleare con il DTT

tech2026-08-27 · 4 min read · 0 reads

Alle porte di Roma sta nascendo uno dei tokamak più avanzati al mondo. Il progetto DTT, guidato da ENEA con ENI e un valore di 600 milioni, punta a risolvere uno dei nodi più difficili della fusione. Tra giroscopi da un milione di watt e 27 bobine superconduttrici, viaggio nel cuore tecnico dell'ene

Mentre il dibattito sull'energia del futuro si concentra spesso su rinnovabili e batterie, alle porte di Roma sta prendendo forma uno dei progetti scientifici più ambiziosi che l'Italia abbia mai intrapreso. Si tratta di una macchina straordinaria, un vero e proprio sole artificiale in miniatura, destinato a esplorare la frontiera più affascinante e complessa della produzione energetica, ovvero la fusione nucleare, la stessa reazione che alimenta le stelle.

Un tokamak alle porte di Roma

Il cuore di questa avventura scientifica si chiama DTT, acronimo di Divertor Tokamak Test, un tokamak superconduttore attualmente in costruzione. A guidare questo imponente progetto è un consorzio capeggiato dall'ENEA, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, che ha scelto come sede il proprio centro di ricerca situato a Frascati.

Le dimensioni economiche dell'impresa rendono bene l'idea della sua portata strategica per il Paese. Il costo stimato per la realizzazione del DTT si aggira infatti intorno ai seicento milioni di euro, un investimento considerevole che testimonia la volontà dell'Italia di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella corsa globale verso l'energia da fusione, considerata da molti la fonte pulita definitiva.

Il sole artificiale di Frascati: come l'Italia corre verso la fusione nucleare con il DTT

Secondo le previsioni, questa complessa macchina dovrebbe entrare in funzione proprio nel corso del 2026, segnando una tappa fondamentale per l'intero settore. La sua attivazione rappresenterà il coronamento di anni di lavoro e la partenza di una nuova fase di sperimentazione, con l'obiettivo di raccogliere dati preziosi e insostituibili per il futuro dei reattori a fusione.

La sfida del divertore

Il DTT non è un tokamak qualsiasi, ma nasce per affrontare una sfida molto specifica e cruciale, come suggerisce il suo stesso nome. L'obiettivo principale è infatti contribuire allo sviluppo di una soluzione affidabile per lo smaltimento del calore e delle particelle all'interno di un reattore, un problema tecnico che è considerato una delle sfide maggiori per la realizzazione di una centrale a fusione.

Per comprendere la difficoltà, basti pensare che all'interno del tokamak si raggiungono temperature elevatissime, e gestire questo flusso di energia senza danneggiare le pareti della macchina è un compito estremamente arduo. Il componente incaricato di questa delicata funzione si chiama divertore, ed è proprio su di esso che si concentra gran parte della ricerca svolta a Frascati, da cui la macchina prende il nome.

Il ruolo di ENI e la sinergia con il MIT

Un progetto di tale complessità non poteva reggersi solo sulle spalle della ricerca pubblica, e infatti ha attratto anche importanti investimenti privati. Già nel 2020, il colosso energetico ENI ha deciso di entrare nel progetto DTT, arrivando a finanziare quasi il venticinque per cento dei suoi costi operativi, a conferma di quanto il mondo industriale creda nelle potenzialità di questa tecnologia.

L'impegno di ENI nel campo della fusione non si esaurisce però con il solo DTT, ma abbraccia una visione più ampia e internazionale. La stessa azienda è infatti coinvolta anche in un altro esperimento di confinamento magnetico chiamato SPARC, uno spin-off nato dal prestigioso MIT, che sta costruendo un tokamak utilizzando innovativi magneti superconduttori ad alta temperatura.

I traguardi tecnici del 2026

Nel frattempo, il cantiere del DTT continua a macinare traguardi importanti che avvicinano il momento dell'accensione. Un risultato di grande rilievo è stato raggiunto con il primo girotrone da centosettanta gigahertz e un milione di watt di potenza, destinato al sistema di riscaldamento del plasma, che ha superato con successo i test di accettazione presso la struttura FALCON di Losanna.

A questo si aggiunge un altro passo avanti fondamentale sul fronte dell'alimentazione elettrica della macchina. Sono stati infatti costruiti e collaudati i primi componenti del sistema di alimentazione destinato alle ben ventisette bobine che andranno a comporre il tokamak, elementi essenziali per generare i potentissimi campi magnetici necessari a contenere il plasma incandescente.

Questi risultati sono il frutto di una straordinaria collaborazione che mette in rete il meglio della scienza italiana. Attorno a ENEA ed ENI ruota infatti un vasto consorzio che include istituzioni come il CNR e l'INFN, oltre a numerosi atenei tra cui il Politecnico di Torino e diverse università romane, in una sinergia che unisce ricerca, industria e mondo accademico.

In definitiva, il progetto DTT rappresenta molto più di una semplice macchina sperimentale nascosta nella campagna laziale. È il simbolo tangibile dell'ambizione italiana di partecipare da protagonista alla più grande scommessa energetica del nostro tempo. Se la fusione manterrà le sue promesse, il sole artificiale di Frascati potrebbe illuminare la strada verso un futuro di energia pulita e virtualmente illimitata.

Chiara Colombo
Stay updated
Chiara Colombo
Subscribe to get an email whenever Chiara Colombo publishes a new story. No spam, unsubscribe anytime.
Chiara Colombo
WRITTEN BY THE AUTHOR
Chiara Colombo
2026-08-27 · 4 min read · 0 reads
View profile →
VERIFY THIS STORY
ASK AI
MORE FROM Chiara Colombo
Report this articlesupport@avalw.com